Risalendo l'Adriatico, favoriti nel viaggio da un caldo scirocco, il nostro vascello errante giunge in acque tranquille, mentre il sole, svegliatosi, dipinge luci cangianti.Dalla spuma del mare, sorge dinanzi a noi la Serenissima, che ci accoglie col suo primo sorriso.
Son passati ormai 13 anni dalla fatidica notte in cui bruciò il teatro La Fenice, eppure ci sono eventi che non si dimenticano, che difficilmente il tempo cancellerà dalla memoria della città.
Era successo tutto nella notte del 29 gennaio 1996, poche ore, alte fiamme, ed era andato in fumo uno dei più importanti teatri del mondo e il simbolo della storia lirica e mondana di Venezia. Come da quel giorno si sono succeduti gli eventi è risaputo...il processo ai colpevoli, il concorso per la ricostruzione "com'era, dov'era" vinto da Aldo Rossi, la rinascita e il ritorno alla città nel 2003...
Tuttavia in tutta questa storia qualcosa è sfuggito, qualcosa non è stato raccontato, una parte della Fenice è ancora lì che vaga come un fantasma in attesa del riscatto. L'altra Fenice appunto.
L'altra Fenice è un teatro fatto di colori, di sensazioni, di bellezza, di magia, di atmosfera, di sfavillio, di patina, di mito, di passato, di presente, di futuro, di immaginazione, di illusione e di verità. La Fenice "com'era" non nel rimaneggiamento pedante delle decorazioni e dei ghirigori irrimediabilmente perduti, ma nelle sensazioni che generava negli spettatori, nel ricreare determinate suggestioni, nell'evocare un'esperienza. L'esperienza è quella delle serate incantate vissute nel teatro veneziano, un'esperienza da tutti raccontata come unica, per la magia, la bellezza, le suggestioni che il luogo emanava.
La memoria del teatro precedente è affidata principalmente al colore, strumento che forse più di tutti stimola il ricordo e l'immaginazione. Come un filtro tra passato e presente, il colore torna a rivestire, ad avvolgere, in un gioco di trasparenze e rimandi , le strutture sopravvissute all'incendio.
La sala ricostruita nelle forme, ma non nei decori, secondo il modello originale, diventa metaforicamente la tela di un pittore, dove mille tonalità di colore lavorano nel ricreare l'atmosfera perduta e dove il cielo, simulato nella cupola, appare e scompare magicamente alternando il giorno e la notte.
L'altra Fenice vuol dimostrare che anche quando tutto sembra perduto, c'è sempre la speranza per la rinascita, rinascita che non può prescindere da ciò che si era precedentemente, ma che deve anche guardare al futuro.Ce lo insegna il mitico uccello la Fenice, ed è il segreto dell'eternità.
"Venezia è diventata un'idea ed è rimasta a un tempo la città viva che l'umidità invade; è un'illusione e anche il luogo concreto che le onde adriatiche inondano;una rappresentazione della realtà e la realtà stessa che a volte, si confondono l'una con l'altra o si oppongono a vicenda. Venezia e l'altra Venezia che stanno l'una accanto all'altra o l'una dentro l'altra o si oppongono a vicenda. Sulla prima tutti puntano gli occhi e vogliono salvarla; dell'altra pochi si curano e sono rari quelli che le prestano attenzione. Eppure non esiste l'una senza l'altra, nessuna delle due può sopravvivere da sola, ambedue sono per noi e per lei stessa Venezia e la Serenissima, immagine e simulacro, storia e mito." Pedrag Matvejevic